Vi sarebbe mai venuto in mente di vestirvi di nero, e magari con tessuti impermeabili o comunque sintetici duranti i giorni della grande calura? Immagino di no. Ecco, invece le nostre città sono rivestite di superfici nere e pressoché impermeabili. Abbiamo sperimentato negli ultimi anni e sulla nostra pelle -e il nostro non riposo notturno dovuto al gran caldo- cosa sia vivere a 40 gradi in città. Quando ero ragazzo per dire che faceva caldo si diceva “saranno almeno 30 gradi”, temperatura che negli ultimi anni viene percepita come fresca.
Negli ultimi tempi avrete visto che nelle varie interviste a questo o quell’esperto, tutti dicono con una voce sola di togliere l’asfalto dalle strade delle città e piantare alberi per ottenere vari effetti positivi: prima di tutto l’ombra, poi il drenaggio delle forti piogge e non ultimo la capacità di assorbire CO2, più varie altre piacevolezze legate al filtraggio dei vari elementi nocivi che girano per aria.
Naturalmente ci laviamo la coscienza sia intervistando gli esperti sia leggendoli, Poi giriamo pagina e ci occupiamo di altro, usualmente scorrendo titoli, che si tratti di carta o web. E ovviamente niente di questo verrà preso in considerazione dalle varie amministrazioni, che trovano molto meglio fare progetti, mostrare rendering e pavimentare piazze e strade come al solito. Però nei rendering gli alberi ci sono.
In questa fiera delle ovvietà che sto scrivendo quella seguente è la motivazione dell’asfaltatura: costa poco e rende tanto in termini di mancato dissenso -cioè non consenso ma evitata protesta, che a quanto pare è la stella polare delle amministrazioni italiane: tanto poi il consenso te lo procuri in seguito con la narrazione di una realtà alternativa a quella concreta e vigente-.
Eppure la pratica del “depaving” sta sorgendo un po’ qui e un po’ lì negli ultimi anni. A Portland, leggo, gli attivisti di Depave hanno rivoltato alcuni parcheggi per decine di migliaia di metri quadri, riportando alla luce terra e ghiaia sottostanti. L’obiettivo degli attivisti è la città cosiddetta spugnosa: permeabile e più vicina allo stato di natura, per gli obiettivi che citavo prima. Esempi simili si stanno verificando in Australia e Canada.
In una condizione di asservimento pressoché totale al trasporto su gomma queste idee non possono prendere piede. Tutto ruota, in Italia in misura evidente, intorno alla mobilità gommata. Serve quindi asfalto, e se è senza buche o crepe il cittadino standard ringrazia al limite della commozione. Il depaving è quindi una delle tante cose che non vedrò accadere mai dalle nostre parti, anche se comincia ad apparire necessario per una prospettiva di vita in città non asfissiate dal calore.
Si tratta del solito fenomeno. Le cose stanno così, le strade le facevano i romani quindi sono indice di civiltà superiore, e che vuoi tornare alle caverne? E via snocciolando fesserie.
L’altro giorno sono passato accanto a un nonno chino mano nella mano con il nipotino che aveva evidentemente cominciato a camminare da poco. “Vedi il signore in bicicletta? Brumbrum”. Quel suono onomatopeico mi ha accompagnato per qualche centinaio di metri, nel mio candore incredulo che simili fenomeni possano accadere. Poco importa di dove fossi, nel caso di specie in una stradina seminascosta di una frazione di un piccolo comune siciliano,sarebbe successo anche a Roma. Eppure sono così orgoglioso del fruscio leggero dei miei copertoncini scorrevoli. Brumbrum, bimbi. Tanto “ha sempre fatto caldo d’estate”.