Il mezzo perfetto nell’era della confusione

Passo per fanatico del mezzo chiamato bicicletta. La mia devozione non nasce dal mezzo in sé ma dalla ricerca di un modo di stare al mondo che tenda a leggerezza, semplicità, efficacia energetica, piacere nell’attività primaria umana di spostare sé. L’avrò detto e scritto un milione di volte: se avessi le ali non andrei in bici. Non ho le ali.

Il fatto di aver centrato i miei obiettivi con la scelta di un quarto di secolo fa è confermata dalle svolte che la storia ci sta proponendo non da poco tempo né dal Covid (che oggi transitoriamente sta sostituendo l’Avanti Cristo-Dopo Cristo nelle società che datano così) ma dalla fine del mondo bipolare che grossolanamente viene fatta risalire alla caduta del muro di Berlino. Si sentiva già allora.

Ci troviamo in un’epoca che accelera sull’egoismo/individualismo, facendo scadere altruismo/collaborazione sociale a qualcosa di lontano, vecchio, inutilmente faticoso, inefficace e in buona sostanza stupido. Ovviamente non è così, si tratta di un passaggio temporaneo e anzi imprimere forza sull’individualismo sta facendo rinascere (azione-reazione: è fisica) una resistenza e una tensione verso la collaborazione umana. I ragazzi del No.

La devozione citata sopra non mi distrae dalla ricerca che la genera: proprio in questo periodo assurdo vedo il perfetto equilibrio, “il centro di gravità permanente”, mostrato dal trasduttore energetico più efficace mai escogitato dalla sfera antropica per spostarsi, appunto la bici, identica a sé stessa da due secoli.

Primo: è un mezzo intimamente connesso alla persona che lo agisce (individualismo positivo al grado massimo). Ogni metro percorso è un mormorio, a volte un duetto cantato, tra meccanica minerale che poggia su strada e meccanica biologica che ci galleggia sopra in avanzamento dinamico, immobile eppure in fase di sforzo come nelle vele di una barca. Non nego che un individualismo sano sia positivo per la persona. “Prima dell’arte viene l’essere”, diceva Battiato che ho citato sopra. Un simile stile di vita asciuga dalle distrazioni comuni e rende migliori di prima qualsiasi sia la condizione di partenza.

Secondo: in una specie sociale come la nostra dalla scoperta individuale si passa ad agire insieme per il cambiamento collettivo in positivo. E’ accaduto con le Critical Mass nate in giro per il pianeta, è accaduto nei Paesi Bassi, accade a macchie qua e là spontaneamente o per imitazione. Voglio fare un esempio di come l’inventiva delle Cm abbia inconsapevolmente inciso sulle altre realtà collettive. Avrete visto che negli ultimi anni i cortei di protesta occupano le tangenziali: la prima volta in assoluto fu durante la prima Ciemmona, nel 2004 a Roma, e fu iniziativa di attivisti del centro sociale di riferimento di allora, l’Ex Snia, in quel momento in testa al serpentone. Ovviamente nessuno era consapevole che due decenni dopo la manovra sarebbe diventata prassi.

Solo l’energia creativa che la bici ti installa nel sistema operativo può portare a queste alzate d’ingegno, ne sono assolutamente certo. Insegna a reagire ad ambienti ostili con colori e suoni mentali spiazzanti e generalmente inediti.

Ora la tensione attivistica si è spostata su altri argomenti vitali, e la spinta biciclettara è stata raccolta dai “professionisti” delle associazioni, tradizionalmente meno vivaci -e sono cortese, in realtà penso “mosci”- dell’attivista medio. Ma ok, tutto passa. Solo la bici no, e proprio oggi è il mezzo perfetto per ritrovare equilibrio e inventiva in questa continua caduta nel baratro che viviamo.

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