Modifico in parte il titolo di uno dei tanti, e tutti bellissimi, romanzi storici del collettivo Wu Ming, e me ne scuso già adesso con la band letteraria. L’Armata dei Sonnambuli è ambientato durante la Rivoluzione francese, già ormai instaurata, e il titolo si riferisce a un piccolo esercito controrivoluzionario che prova a restaurare la monarchia, usando l’ipnosi per non far sentire dolore ai suoi soldati, che diventano così molto difficili da sconfiggere nei combattimenti.
Il titolo dunque è fuorviante per chi affronta il romanzo senza aver letto la trama: a primo sguardo potrebbe trattarsi di una storia di zombies vacillanti e facili da abbattere, la cui unica forza sta nella massa di corpi che alla fine potrebbe prevalere.
E’ a quest’ultima tipologia che invece sto pensando per descrivere l’ultima assurdità di massa italiana, le file per il carburante in seguito alla mancia elettorale del governo attuale effettuata per interposta Eni, il limite al prezzo di benzina e gasolio. Una decina di centesimi, roba spessa come la cartina di una sigaretta, eppure capace non solo di provocare le lunghe file ai distributori che abbiamo visto ma anche di far cinguettare di gioia -stando alle cronache- i proprietari dei mezzi in coda per acquistare idrocarburi a pochissimo meno del giorno prima. Price cap peraltro vanificato da qualche giorno per l’ennesimo pasticcio governativo: l’aver dimenticato di prorogare l’altro minisconto, quello sulle accise.
Vorrei essere chiaro: non sto irridendo milioni di persone che davvero sentono sulla loro pelle la differenza di 10 centesimi al litro. Si tratta di una massa, e da uomo di sinistra sono naturalmente portato a dover comprendere le angustie popolari. E’ invece sulla qualità di queste angustie che mi prende una tristezza infinita. Osservando con attenzione da entomologo le foto delle auto in fila noto che queste sono tutte se non nuove di pacca almeno linde e pinte, con i vetri intatti e puliti, la carrozzeria senza bozzi o ruggine, cosa che invece ti aspetteresti da una fila per uno sconto di pochi soldi: vecchie vetture ammaccate, con i vetri tenuti dalla molletta o dal cacciavite. Uno scenario insomma incongruo. Che si accoppia con altre cronache: un grande quotidiano sta intervistando gente normale che narra delle proprie difficoltà ad arrivare a fine mese, tra queste appunto il carburante, salvo poi scoprire nel testo che la pretesa necessità dell’auto per spostarsi a lavorare riguarda distanze di pochi km, quindi un’inevitabilità che non trova rispondenza oggettiva, misurabile.
Mi provoca una sorta di terrore, e non quello della Rivoluzione: ma in che società vivo? Chi sono costoro: i veri Sonnambuli? Da chi sono circondato mentre mi muovo allo scoperto e in costante rischio, su un mezzo efficiente e totalmente gratuito dopo l’acquisto (o la costruzione, nel mio caso)?
In questo spazio mi occupo di mobilità, ma il dubbio si estende a praticamente tutto: dove sono in Italia le folle che in Spagna rivendicano l’abitare e hanno sconvolto la politica iberica? Dove sono gli studenti francesi che in centinaia di migliaia lottano per il miglioramento della scuola pubblica?
Qui da noi oltre al silenzio ci sono anche le reazioni di sollievo per prese in giro come lo sconto carburanti, ad aggiungere inconsapevole beffa a danno autoinflitto.
A Torino è stato ucciso il piccolo Nicolò, mentre andava a scuola in bici accompagnato dal padre. Da settimane gli attivisti locali stanno protestando, immersi da un’indifferenza mediatica potentissima. Una goccia nel mare del sonnambulismo italiano.